Mission

Associazione Futuro Onlus

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Tutela dei diritti

Tuteliamo tramite i nostri legali il diritto dei disabili. Il loro diritto allo studio, all’assistenza, all’inserimento nel mondo del lavoro e molto altro. Così come previsto dalle leggi europee (corte europea dei diritti dell’uomo) e dalla nostra legge 104/92.

Integrazione dei diversamente abili

Lavoriamo costantemente per migliorare l’integrazione dei diversamente abili. Con progetti mirati, differenziazione dei percorsi e l’inserimento nel mondo del lavoro

Socializzazione, autonomia e sviluppo cognitivo

Ricerchiamo la socializzazione nell’ambito della psicologia focalizzando l’attenzione sui processi psichici interni, quali lo sviluppo motivazionale, cognitivo. Mediante strumenti semplici ma efficaci quali teatro, jujitsu, musica, pittura e arti in genere.

Rappresentazione teatrale

Un momento della rappresentazione teatrale presso la sede dell’Associazione Futuro

Dichiarazione del Dott. Roberto Miletto - ASL Roma H

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I modelli teorici cognitivisti sullo stress e sul coping hanno posto in particolare luce la valutazione delle proprie risorse in relazione alle sfide ambientali: si vuol porre l’accento, in questa motivata dichiarazione, sull’importanza di esperienze rieducative realizzate con la finalità dello sviluppo di quelle strategie del “far fronte” attraverso l’uso delle arti marziali. Arti che non sono affatto delle tecniche di aggressione o addirittura di sopraffazione, ma discipline del corpo per costruire una disciplina della mente, coltivate in origine dai guerrieri Samurai per lo sviluppo dell’autocontrollo e del coraggio di fronte alla morte. Modi per imparare proprio a contenere l’agire l’aggressività, per migliorare le capacità di concentrazione ed anche di relazione con l’altro; è un confronto sostanzialmente con se stessi, per una maggior conoscenza dei propri limiti, e pure per cercare di superarli se possibile, senza interesse verso il conflitto con il mondo circostante. Si sa che il praticante all’inizio può essere interessato al confronto con l’altro attraverso l’incontro-scontro fisico (e mentale), ma nel tempo si mira al raggiungimento di uno stato d’animo diverso, per cui il conflitto agonistico perde valore, e si cerca soprattutto di ottenere un bridging educativo, il trasferimento in altre parole di quanto appreso nel vissuto dell’azione in palestra in ambiti della vita quotidiana. Queste considerazioni teoriche preliminari di chiaro taglio educativo, buono per tutti, assumono connotazione marcatamente riabilitativa se calate nelle esperienze con soggetti in difficoltà neuropsichiatrica. Va tenuto presente che l’interesse della medicina e della psicologia occidentale verso le arti marziali in genere è relativamente recente ma ha già prodotto interessanti trials clinici e sperimentali ed anche rassegne concettuali e di metanalisi. In particolare, ritengo vi siano effetti positivi di trainings con l’impiego di arti marziali per la crescita dell’autocontrollo, con l’addestramento ad una miglior previsionalità delle proprie azioni, ricorrendo così sempre meno all’acting-out come meccanismo di difesa; sostengo anche il senso dell’uso delle arti marziali per pazienti con disregolazione degli impulsi e con poche capacità di mentalizzazione, dunque inadatti a setting psicoterapeutici: le discipline orientali in genere rappresentano ausilio rilevante per il controllo del movimento e del respiro, e facilitano il contatto con il proprio mondo interno. Forti di queste consapevolezze teoriche, in questi anni nel territorio di Pomezia (Roma), sono state attuate alcune esperienze rieducative con arti marziali, e fin dal 2008 presso i locali dell’Associazione Futuro onlus, si sono avviati corsi di Ju Jitsu, di tipo integrato, cioè coinvolgenti persone adulte con disabilità prevalentemente psichica, i loro parenti, gli educatori, i volontari, ed anche ragazzi facenti parte della palestra di arti marziali diretta dall’istruttore Daniele Boldini. Questa è, se vogliamo, la disciplina madre delle “antiche arti giapponesi da guerra”, l’arte dei Samurai, con tracce della sua esistenza che si spingono addirittura fin oltre 2500 anni fa, e da cui sono derivate nel tempo il Judo, il Karate e l’Aikido. In grande espansione ora anche in Italia, con un numero di praticanti in continua crescita, anche per motivi connessi all’apprendimento della difesa personale, Ju Jitsu appare come tecnica completa, che prevede il combattere corpo a corpo con proiezioni (che è la base del Judo), a distanza con colpi di braccia e gambe (che è la base del Karate) ed a sfruttare la forza e l’energia dell’avversario (alla base dell’Aikido). Nota come Arte dell’adattabilità e della cedevolezza, dal nome originale giapponese “il morbido vince il duro”, più che della forza di cui si dispone, qui conta l’abilità di sfruttare la forza che proviene proprio dall’avversario; diciamo che più l’altro cerca di colpirti forte, maggiore sarà la forza che gli si ritorcerà contro: un principio di base quindi è l’applicare una determinata tecnica proprio nell’ultimo istante dell’attacco che si subisce, appunto con morbidezza e cedevolezza, in modo che l’avversario non si accorga della difesa in atto e finisca per trovare davanti a sé il vuoto.
E’ chiaro, dunque, che questo tipo di arte marziale risulta particolarmente congrua, in quanto è proprio ben proponibile anche a chi si sente fin da subito con poca forza, diciamo debole nel corpo e nella mente: perché quello che fa da buona sponda, su cui valersi, è proprio la forza dell’altro. realizzabile con altri tipi di arti marziali. Tutto ciò fa sì che la pratica dello Ju Jitsu debba essere annoverata tra gli strumenti riabilitativi gruppali che possono essere impiegati, con personale esperto, per crescite neuropsicologiche di soggetti disabili con Disordini del Neurosviluppo, per compromissioni cognitive e disturbi della sfera emozionale.

In fede Roberto MILETTO, neuropsichiatra infantile
responsabile unità operativa di neuropsichiatria infantile
(TSMREE) ASL Roma H Distretto di Pomezia Pomezia, 30

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